Vorrei ricordare che la qualità si paga e che la gente dovrebbe tornare a volere la qualità nelle cose. Ora tutti vogliono tutto e gratis. Nessuno vuol più pagare per andare a ballare, per consumare al bar, per ascoltare bella musica e la conseguenza è che non ci sono i soldi per pagare tutti.
*Qui la prima parte.
E LA SIAE?
Per non incorrere in salate multe (e non scherzo, si parla anche di miagliaia di euro) la SIAE ha lanciato la “licenza multimediale per dj” che permette di usare senza problemi mp3, cd masterizzati da voi, chiavette USB, CD, vinili, insomma qualsiasi formato vogliate pagando la licenza che va dai 200 € per 2000 brani e sale di 100 € ogni 1000 brani. Attenzione: ciò non toglie che i brani scaricati debbano essere stati ottenuti nella massima legalità.
Se usate solo cd originali invece pare basti aprire l’iscrizione al vecchio ENPALS (oggi confluito nell’INPS) cosa che però vi limiterebbe nella possibilità di altri formati. Non entro nel merito se pagare queste cifre sia giusto o meno, magari ci scriverò un post dedicato.
Questo per quanto riguarda quello che deve pagare il dj, per il resto è il locale che paga solitamente la SIAE e che si occupa di tutta la burocrazia inerente alla serata.
Per ulteriori informazioni di carattere legale date un occhio ad A-DJ e a NoteLegali, due associazioni molto preparate nel trattare i diritti di chi lavora nel mondo dell’intrattenimento.
SI VA BENE, MA COME INIZIO DI FATTO A LAVORARE IN UN LOCALE?
Tornando al nostro incipit dovete ricordare due fattori.
1 – il locale è un’impresa il cui scopo è far divertire e il dj ne è forse la chiave di volta. Chi vi assume sarà felice di farlo se voi sarete in grado di compiere il vostro lavoro ma lui, se siete dei perfetti sconosciuti, questo non lo può sapere. E forse neanche voi.
2 – se avete già un minimo di dimestichezza pretendete un minimo salariale, anche basso se è per voi la prima volta e il locale merita ma almeno quello pretendetelo. Una cifra seppur bassa all’inizio non sarà un problema per il vostro datore di lavoro ma soprattutto farà si che quando una volta inseriti nell’ambiente e provate le vostre capacità andrete a chiedere un adeguato aumento non partirete da uno stipendio nullo. Siate voi a proporre una cifra perchè quello che proponete è quello che valete perciò siate onesti con voi stessi e il vostro datore di lavoro. In questo ambiente si fa presto a capire chi la fa fuori dal vaso.
Detto ciò alcuni fattori aiutano ad emergere. Oggi come oggi la rete è il primo biglietto da visita. Se siete bravi e avete profili sui vari social network in cui siete molto attivi e riscontrate feedback positivo chi deve decidere se darvi una possibilità lo farà più volentieri se vedete che avete una vita “sociale” sia vera che virtuale e non siete solo un nerd da camera senza interazioni col mondo. Come al solito non è fondamentale ma senza dubbio aiuta se uno non vi conosce di persona. Anche avere un blog che si occupa di musica può servire. I motivi per chi vi assume sono semplici: più canali avete sul web più potrete fare promozione per la serata in cui suonerete. Lo so che molti puristi non amano fare i PR ma pubblicare un evento o un banner sui vostri canali servirà più a voi che al locale e oggi è molto meglio che fare come un tempo in cui si sbigliettava a mano.
Per chi produce neanche lo sto a dire ma un profilo su soundcloud è quasi necessario visto che è rivolto proprio ai producers. Inoltre è un ottimo canale per conoscere la musica che gira al momento.
IL FATTORE C
Tra il dire e il fare c’è di mezzo anche il culo. Erol Alkan (se non s’è capito uno dei miei preferiti) ha avuto il culo di dover sostituire David Holmes, che aveva perso il volo, al Fabric (notissimo club londinese di ben altra metratura rispetto al Trash). Ciò gli ha dato la giusta vetrina e il trampolino di lancio verso le grandi folle. Questo per dire che non bisogna mai star fermi, ogni incontro, ogni scambio di numeri, ogni djset possono essere il momento in cui qualcuno vi nota e vi porta a fare il salto di qualità. Gestori, organizzatori, Art directors, talent scout si muovono nell’ombra e studiano i cambiamenti e gli artisti che potrebbero portare o anche solo interpretare questi cambiamenti.
PER CONCLUDERE E FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Con internet, la disponibilità di avere attrezzatura di qualità a basso costo, l’insana voglia di notorietà che abbiamo in questo secolo, il vedere realizzarsi il sogno di ragazzi come gli italianissimi Crookers e Bloody Beetroots che da qualche anno ormai fanno tour mondiali sold out ha portato moltissimi, anche giovanissimi, ad avvicinarsi a questo mestiere. La concorrenza è altissima e anche se i NuRe Sound sono molto bravi (li ho voluti al Riot non solo perchè sono dei bravi ragazzi ma perchè producono belle cose e sanno far ballare, sentiteli qui se non ci credete) non mi stupisco dello sfogo di Gabriele. Forse il problema è che l’offerta ha superato la domanda e questo porta ad un’impossibilità a far suonare tutti quello che lo vorrebbero perchè obbligherebbe i gestori a tagliare sulle risorse umane che hanno assunto da anni, che conoscono bene e di cui si fidano. Inoltre con così tanta offerta il proprietario può dare compensi più bassi visto che pur di emergere la gente si riduce a lavorare gratis, che come dicevo sopra è sbagliato.
L’unico modo per distinguersi dalla massa oggi è creare qualcosa di nuovo, una serata, un brand, cose che non sempre sono attitudini del dj perchè dovrebbero esserlo di chi fa l’organizzatore ma è anche vero che come ho detto bisogna sapere fare un po tutto e conoscere le dinamiche di un evento più a 360 gradi. Del resto non è detto che si farà questo per tutta la vita ma senz’altro sarà un ottimo trampolino per emergere e dimostrare quanto si vale e quanto ci si tiene davvero. Se Bob Rifo dei BB è arrivato dove è arrivato è perchè ha curato il progetto Bloody Beetroots dalla A alla Z in modo meticoloso invece di affidare gli aspetti non prettamente musicali ad altri.
Tra le altre cose comunque c’è spesso un problema di conflitto tra chi fa la selezione artistica e chi finanzia. Spesso si vorrebbe far suonare ragazzi in gamba a cui chi finanzia a mala pena vorrebbe offrire il rimborso spese. Chi sceglie l’artistico si trova spesso a far delle figure di merda perchè sa che un artista vale ma si trova costretto ad offrirgli delle briciole.
Altre volte invece la colpa è proprio di chi si propone gratis pur di emergere e questo vale in ogni professione. Chi abbassa troppo i prezzi per eliminare la concorrenza finisce sempre per offrire servizi mediocri ed è il primo colpevole della decadenza di qualità. Vorrei ricordare che la qualità si paga e che la gente dovrebbe tornare a volere la qualità nelle cose. Ora tutti vogliono tutto e gratis. Nessuno vuol più pagare per andare a ballare, per consumare al bar, per ascoltare bella musica e la conseguenza è che non ci sono i soldi per pagare tutti. Senza dubbio questo non è un periodo economico florido ma abbassare i prezzi non deve essere fatto in maniera indiscriminata. Il mondo dell’intrattenimento notturno ha dei costi che molti neanche immaginano e far quadrare i conti ogni mese non è sempre facile.
Alla lunga confido che sia la qualità e la capacità di investire a fare la differenza e non i fenomeni passeggeri a basso costo. Come per i prodotti le cose di qualità durano negli anni, quelle mediocri forse ne durano uno.





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