LI(V)E TO ME: Sziget Festival 2010 – Day 2 & 3

Cassato simpaticamente ed interamente il secondo giorno di festival che a nostro avviso non regalava alcuna band per la quale valesse la pena spendere il costo del biglietto, veniamo a parlare dei Papa Roch, band che apre il terzo giorno del Main Stage. Sono parecchio curioso di vederli in quanto, pur essendo in attività da più di 10 anni ed avendo io particolarmente apprezzato i loro primi lavori, non avevo ancora avuto la possibilità di “ascoltare” un loro live. Il pubblico, pur trattandosi di svariate centinaia di persone (una spicciolata in confronto alle medie di questo palco),  è particolarmente carico e pieno di belle giovini trepidanti. La band si presenta come da qualche album a questa parte con il nuovo look dark-glam-modaiolo capitanata dal cantante Jacoby  Shaddix, prosciugato, completamente tatuato e bello tirato a lucido.

Citando il recente album “Metamorphosis” trovo appunto questo cambiamento sia di look che di stile musicale abbastanza fuoriluogo e temo quindi per una setlist esclusivamente  concentrata sulle nuove produzioni (che mi piacciono di meno). Come a  solito devo ricredermi e a parte il quasi  dimenticato Lovehatetragedy la scaletta  presenta una bel mix dei restanti 5 LP. Già dal  primo pezzo “Getting Away With Murder” la situazione comincia decisamente  farsi movimentata e anche i sing-along non si  fanno attendere.  Ok forse sono più le ragazze  che urlano stile concerto Backstreet Boys ma  quello che si crea è cmq una bella miscela con delle ottime sensazioni live. La band concorre mettendoci del suo, accompagnando ad un’ottima qualità e precisione musicale anche una buona presenza sul palco. Sempre per gli stessi motivi è stato bello notare come una frazione di pubblico più attempata (me compreso) fosse più responsiva ai singoloni di “In Fest” fra cui Broken HomeDead CellBlood Brothers ( che molti di voi ricorderanno come colonna sonora del primo e mitico Tony Hawk’s Skateboarding) mentre l’altra più giovane a quelli più recenti quali Hollywood Whore e To Be Loved. I Papa Roach quindi sono sicuramente una band che ha saputo catturare diverse generazioni e di questo gli ne va dato merito. Il concerto passa via veloce e piacevole per chiudersi con l’attessissima Last Resort, singolone che non stanca mai e che mette d’accordo tutti i presenti tanto da scatenare proprio un bel casino. Concerto quindi divertende e sopra le aspettative!!!

Altra esibizione che difficilmente dimenticherò è quella del quartetto Inglese degli Enter Shikari che si esibisce nel palco Mtv2. Questa band, per la quale stravedo, è in grado di miscelare sonorità elettroniche-trance-drum ‘n base con una base ed uno stile prettamente post-hardcore . Con il primo album “Take To The Skies” uscito come progetto indipendente ed incentrato come concept e liriche su alieniviaggi spaziali e salvatori del pianeta e come presenza live su palchi simili ad astronavi, fumo, raggi laser e strumenti “bardati” di led colorati,  hanno ottenuto uno straordinario successo su scala mondiale.  Il nuovo album “Common Dreads” uscito a metà 2009 si è fatto invece  decisamente più impegnato andando a trattare quasi esclusivamente tematiche socio-politiche (i nuovi testi sono davvero belli!!!) lasciando lo spazio a dei live incentrati esclusivamente sulla musica e sulla comunicazione allo stato puro, consacrandoli così come una delle band più interessanti della scena undergroung made in Uk e, a mio avviso, facendogli fare un grosso salto di qualità rispetto al primo Lp. Lo spazio in cui è ospitato il palco è gremito di persone che cominciano ad incitare il gruppo ben prima del suo ingresso e nelle loro facce è già possibile scorgere tutta la voglia di scatenarsi. Si parte con i primi due pezzi del nuovo album ovvero la intro-s/t Common Dreads seguita da Solidarity e già alle prime battute di synth  si scatena il putiferio. Immediatamente nel centro della zona riservata al pubblico viene creato un pit gigante dove i più scatenati cominciano a scalciare, urlare, sudare, saltare ed eseguire qulche bella mossettina mosh mentre nel resto della pista la gente comincia letteralmente a “volare” da tutte le parti. Sicuramente il pit non sarà stato stilisticamente bello da vedersi come accade in altri paesi ma cacchio era davvero f**********e divertente. Comincio così a sentire una vera connessione con il resto del pubblico e ho davvero la sensazione che l’ambiente intorno a me rispecchi a pieno il messaggio contenuto nella intro dove le parole “We Must Unite” vengono ripetute a loop continuo, tant’è che ho pure il tempo di fraternizzare con un gruppo di ragazzi che scopro solo a fine concerto essere Italianissimi.

Il quinto pezzo suonato è Zzzonked, la mia traccia preferita, che per i poco avezzi al genere potrei scherzosamente descrivere come un feauturing fra David Guetta e gli Slipknot. Da qui è DELIRIO TORALE. Stacco completamente la spina e seppur con una caviglia malconcia mi faccio coinvolgere dal marasma generale come in un canto Dantesco. Negli sfocati ricordi riconosco l’esecuzione di un nuovo brano dal titolo “Destabilise” che promette molto bene e sarà contenuto nell’album in uscita a breve. Tutto il resto è una cavalcata fino al brano “Sorry You’re Not A Winner” il singolo che ha consacrato il loro successo e le cui parole “Insert your coin, and try again“, come profetiche, chiuedono il concerto. Sfinito e grondante, ma davvero felice, posso suggellare questo bel momento con una bella birra refrigerante. Raramente mi sono divertito così tanto ad un concerto e seppur non fosse la mia prima esperienza live con gli Enter Shikari le precedenti non erano lontanamente paragonabili a quest’ultima. Non so bene spiegarne i motivi, ma questo è il risultato finale. Volendo trovare un difetto posso sicuramente dire che le aperture vocali del bassista Chris e alcune linee melodiche del cantante Rou sono decisamente migliorabili, ma per il resto la band suona davvero bene trasmettendo pura energia, ed è proprio su quest’ultimo aspetto che una band hardcore deve poggiare le sue fondamenta e non di certo sulla perfezione stilistica. Concludo dicendo che (qualora non lo aveste ancora capito) se avete un po’ di familiarità con la musica hardcore/metal o con la voce uralata in generale un attento ascolto di questa band è vivamente consigliato dal sottoscritto!!!

Ci dirigiamo poi verso la Party Arena dove ad aprire la giornata ci sono i francesi Gotan Project.

Dimentichiamoci del french touch, nel loro caso si tratta infatti di tango che danza con l’elettronica, connubio che ha riscosso tantissimi consensi nel pubblico. I Gotan Project appaiono proprio come i parigini stereotipati di un film mediocre: baffi sottili, giacche, camicie o maglie a righe orizzontali, fisarmoniche e chitarre acustiche.Il che, lo precisiamo, non è male. Lo è però la loro performance. Non riescono, nonostante l’ ”irresistibile” mix di tango ed elettronica, a far presa sul pubblico. Le immagini sullo sfondo sono senza nesso e non sincrone col ritmo, le ballerine appaiono troppo fuori luogo in questa cornice, e l’atteggiamento dei musicisti troppo distante da chi gli sta davanti. La Party Arena, piena di flippati e fattoni di elettronica, si è dovuta accontentare di un concerto decisamente piacevole ma che non ha mai scatenato l’entusiasmo che segretamente ogni ascoltatore covava dentro  di sè. In loro difesa, bisogna però dire che musicalmente si sono guadagnati più che il semplice rispetto: ogni suono è perfetto, e l’alternarsi della chitarra acustica con la fisarmonica  e il synth è perfettamente naturale e scorre via come l’olio ed inoltre, almeno per chi scrive, la suggestione di sentire certi suoni dal vivo è più unica che rara. Forse, nel concerto dei Gotan Project, di sbagliato c’era “solo” la location. Forse, ho pensato, un concerto dei Gotan Project è meglio ascoltarlo sul Canal Grande, a Venezia.

A scaldare i piedi ed i cuori della folla prima degli headliner serali, c’è MIKA. Lo accompagna un palcoscenico coloratissimo: piccoli e grandi soli sorridenti, girasoli, righe bianche e nere, cieli stellati e torte, lollipop e gelati giganti. Anche i musicisti non sono da meno: dei veri e propri modelli e modelle, con gli strumenti quasi da ornamento agli stupendi abiti che questi indossavano. Mika è sì un bravo intrattenitore, ed il suo show è tutto incentrato sullo spettacolo ed il colpo d’occhio, ma qui ci fermiamo: la sua voce infatti è lungi dall’essere come quella registrata su disco (chi lo aveva paragonato al povero Freddy Mercury?) sia per potenza che per tono, offrendo il microfono al pubblico per la maggior parte degli acuti.

Mika è infatti accompagnato da una schiera di coriste e coristi di tutto rispetto, con una cantante solista bravissima, che lo aiutano e sostengono nelle parti vocali e nei balletti e, in poche parole, a tenere su la baracca. Detto questo il concerto è piacevolissimo, con ottimo coinvolgimento ed intrattenimento del pubblico, coreografie perfette e un’energia veramente solare. Mika mette di buon umore e trasmette emozioni positive ed allegre. Mika ci mette tutto se stesso sul palco. Mika canta tutte le canzoni del suo repertorio, chiudendo con “Lollipop”, introdotta da un bel gioco di percussioni, in un crescendo di ritmo e potenza, orchestrato dallo stesso cantante coi suoi musicisti a fargli da contraltare. Mika è completamente sudato dopo 20 minuti di concerto. Mika, anche se solo per pochi minuti, scaccia i brutti pensieri. Mika è noto grazie a MySpace.  Mika è un bravo cantante pop. Mika fa bella figura. Mika, in fondo, me l’ aspettavo proprio così.

E chi sono gli headliner  del Giovedì sera? Niente meno che i super chiaccherati 30 Seconds To Mars.  Non c’è un seguito di pubblico quanto me ne aspettassi (sia ben chiaro cmq non poco) ed ovviamente la media di età è decisamente più bassa rispetto all’usuale. Fa il suo ingresso Jared Leto bello come il sole accompagnato dal fratellone Shannon, dal fido Tomo e da un bassista a caso (dopo che Matt Watcher ha deciso di lasciare la band per unirsi la progetto Angel&Airwaves). Premetto che a me non interessa come si veste una band, chi la ascolta o il modo in cui cerca di fare presa sulla gente, la musica è sempre stata accompagnata dell’immagine giacchè se ne dica. Ammetto inoltre, ai tempi, di aver apprezzato sia il s/t di debutto che A Beautiful Lie. Sono due album che da cd suonano davvero bene e sono piacevoli all’ascolto. Purtroppo non posso dire lo stesso dell’effetto live.  Tralasciando “snobbismi” vari ed inutili quale un solo di chitarra acustica (suonato da Leto il batterista) del tutto privo di spessore, portata stilistica e connessione con il resto dello show o l’aver selezionato e fatto salire sul palco decine di ragazzi per poi atteggiarsi a divi e non considerarli pari, ciò che si sente mancare è il coinvolgimento la grinta e la carica che una band rock dovrebbe mettere, cosa che quasi tutti gli altri musicisti hanno fatto nell’arco del festival.

Si ha l’impressione di un tentativo da parte del gruppo nel voler sembrare teatrali ed empatici con il pubblico, in cui tutto è studiato per sembrare “cool e figo” ad ogni costo ma che a conti fatti lascia invece davvero poco agli spettatori. A questo vanno poi aggiunti suoni inspiegabilmente scadenti rispetto agli standard del festival, scaletta striminzita (poco più di 10 brani e nemmeno un pezzo del primo album) in cui si è tanto parlato quanto suonato e in cui è mancata From Yesterday, probabilmente il pezzo più bello ed il più difficile da eseguire a livello vocale. Aggiungiamoci inoltre, per condire il tutto, un cantato abbastanza buono ma con troppa tendenza a lasciare parti “scoperte” e al fare affidamento quasi esclusivamente sul pubblico per tutti i ritornelli e le aperture. Cito la frase di un amico che a mio avviso riassume molto bene il tipo di live a cui ho assistito: “il pubblico dei 30 Seconds To Mars canta davvero bene!!!”. Dal punto di vista prettamente strumentale una prestazione più che sufficiente. Pur trattandosi di pezzi tecnicamente non troppo difficili i ragazzi suonano bene, ma nel complesso era doveroso aspettarsi decisamente di più da un fenomeno di tale portata…

…per fortuna mancano ancora all’appello Iron MaidenMuse. Abbiamo il sospetto quindi che ci sia ancora abbondantemente margine per  recuperare…

DiegodellaValiant Gorilla

 

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